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Non scrivo da tanto tempo ormai. Colpa di Datalogic che mi impegna per buona parte della giornata, e di Andrea che occupa il tempo rimanente. Quando finisco i doveri e comincia il piacere, l’unico piacere di cui riesco a godere e’ distendermi sul letto e crollare immediatamente. Ma vedo il lato positivo: non soffro di insonnia.
Quindi poche esperienze da raccontare in questi ultimi tempi, ma voglio comunque farvi perdere un po di tempo. Quindi non c’e niente di meglio che sentire cosa vi racconto del lavoro e soprattutto dei colleghi, e vi assicuro che e’ davvero un viaggio.
Lasciamo casa e figlio alle ore 7.30 e ci incamminiamo verso la reception dove ci aspetta il van che ci porta al lavoro.
La mattina comincia in salita, perche’ quei dieci minuti di cammino verso la reception sono veramente peggio di una sauna. In questo periodo la temperatura e’ davvero alle stelle, e quando arrivo al van sono gocciolante di sudore. E non sto scherzando purtroppo. Volevo fare il percorso in bikini, ma il decoro non me lo consente.
Salgo nel van e rimango subito paralizata, peggio che entrare in una cella frigorifera. Capite come mai siamo sempre raffreddati.
Ecco la prima caratteristica che distingue i vietnamiti dal resto del mondo: il dormire sempre e ovunque: i taxisti quando ti aspettano, uomini nelle amache ai lati della strada, propietari di negozi in attesa di clienti. Ogni occasione o momento e’ buono per dormire.
Il mio ufficio e’ senza finestre purtroppo, con due grossi condizionatori al soffitto, che per fortuna sono lontani dalla mia postazione :o)
In ufficio siamo in una quindicina, una sola donna.
Anche qui c’e la messa giornaliera. Per quelli che non sanno, spiego che il mio ex-capo era solito riunire tutti alle ore 13.45 ogni giorno nel suo ufficio per discutere delle mail dal campo e delle attivita’ in corso. Ebbene qui ogni mattina alle ore 8.00 tutti gli uffici, ad esclusione di R&D, si riuniscono con il direttore di stabilimento. Impossibile dirvi di che cosa parlano :o)
Insomma paese che vai e messa che trovi :o)
Il clima e’ gioviale, capita spesso che si scambino battute e che parlino tra di loro, e sono i momneti nei quali senti il dispiacere per non poter capire quello che si dicono e non poter ridere insieme a loro.
La loro conoscenza dell’inglese e’ spesso modesta, ma qualcuno si sofrzza comunque di comunicare e cerca di farmi sentire parte dell’ufficio.
La micro cuoca giovedi’ sera si e’ dilettata nella produzione di una ciambella, e rispettando le tradizioni ho portato in ufficio la mia creazione per farla assaggiare ai colleghi. Non sapro’ mai se hanno gradito, perche’ qui e’ cortesia non rifiutare mai nulla. Avrei dovuto controllare i cestini della spazatura a fine giornata :o)
Una cosa e’ sicura, i gusti sono davvero diversi. Cioo’ qui viene mangaito come dolce, e’ davvero inaffrontabile per me: sono delle zuppe dolci, spesso con patate dolci e fagioli dolci. Lo sforzo l’ho fatto, ma proprio il mio stomaco ed il mio palato si ribellano.
Una mia collega mi invita sempre a mangiare con lei. Il suo inglese e’ minimale, quindi passiamo spesso parte del tempo a cercare di comunicare senza riuscirci. Per fortuna che c’e il traduttore di google ed anche altre colleghe che sanno inglese meglio di lei.
Degno di nota e’ il pranzo. Se guardi fuori verso la strada e vedi una insegna rossa con scritto “ISOLA DELLE 12”, e senti odore di patatine fritte oppure di lasagne al forno.....e’ solo un miraggio. Batti le mani e svegliati.
Apro gli occhi, li stropiccio un po’ e torno al mondo reale. Sono dentro alla sala mensa.
Alla sinistra un tavolino, dove prelevi le posate (chopstick oppure forchetta e cucchiaio), i tovaflioli di carta. Poi due grandi cestelli contengono le gavette. Si certo avete capito benissimo. Sono gavette multistrato, anzi multi ciotola. La prima ciotola e’ bassa e contiene di solito gli erbaggi: verdure o spezie che devono essere aggiunte alla pietanza. A seguire due ciotole di media grandezza, in una di solito c’e carne oppure pesce a seconda della scelta e nell’altra la zuppetta del giorno (zuppa di preemolo, di cetriolo, di carote etc). La ciotola grande e’ vuota e rappresneta il contenitore del riso.
Ma il riso dov’e? Eh eh..
Il riso e’ in un grande box che mantiene il calore. Prendi una ciotola grande di plastica che sta sul tavolino a sinistra appena entri, apri il box, prendi la spatola e spatozzi riso dentro alla tua ciotola fino a che non l’hai riempito. Di solito il primo che si siede al tavolo va a riempire la ciotola, che servira’ per tutto il tavolo.
Su ogni tavolo olio, aceto, sale ed aceto balsamico.....no scusate mi sono sbagliata....salsa di soia e spesso peperoncini rossi e freschi, che diverse persone mangiano cosi’, veramente da brivido. :o)
Anche qui non fanno che controllare quello che mangio e sgridarmi perche’ mangio poco, dicendo che Andrea richiede energie. Pienamente d’accordo, ma non sempre il cibo presente si fa mangiare con gioia :o)
La sicurezza e’ il riso e la zuppetta, il sapore e’ garantito.
Pensavo che una volta in Italia avrei urlato se avessi visto del riso, ma mi rendo conto che un bel risotto alla milanese oppure alle verdure sono comunque un film completamente diverso. Quindi speriamo di tornare presto in Italia :o)
Quello che a casa e’ proibito, come mangiare le zuppe facendo rumore, qui e’ all’ordine del giorno. Come sputare rumorosamente quando ti lavi i denti. La prima volta guardi stupito e poi ci provi anche tu, ma devi fare molta pratica ancora :o)
Il cibo e’ comunque una pausa veloce, poche chiacchere e subito fuori a giocare a Badmington. Qui non e’ solo uno sport, ma una vera e propria istituzione. Fuori dalla mensa ci sono tre campi di Badmington, una canestro da basket (indovinate per chi e’ stato montato) ed anche un tavolo da ping pong. Fanno sul serio, nulla da dire. Qualcuno addirittura si cambia di abito per indossare completi da gioco, very professionisti.
Sono stata invitata varie volte a giocare, ma vista la mia scarsa capacita’ di azzeccare la palla, non voglio fare brutte figure. Ricorro sempre a buone scuse, come male alle gambe, sonno, pesanteza di stomaco...oppure dico che per provare non deve esserci nessuno, quindi davvero improbabile :o)
Cosa manca al quadretto lavorativo? La cucina naturalmente. I ogni piano una piccola cucina, con frigorifero dove ogni dipendente tiene in fresco le sue cose, un distributore di acqua fresca e calda, (non e’ solo nella sala riunioni, ma e’ disposizione di tutti. Ci sono anche bottigliette da ½ litro di acqua che puoi prendere al bisogno.
Il caffe’ e’ solubile, apri la bustina, la metti nella tazza, poi riempi di acqua calda, mescoli ed il gioco e’ fatto. Ogni dipendente riceve due scatole di caffe’ al mese, come dotazione aziendale. Ed ognuno si puo’ sbizzarrire nell’acquisto della sua tazza. Io mi sono orientata su una tazza bianca raffigurante i Pokemon, con il coperchio, in modo da tenere caldo il caffe’.
La cucina e’ anche dotata di ciotole, usate da alcuni dipendenti per la zuppa del pranzo oppure la zuppa della colazione. E il personale delle pulizie si occupa di mantenere sempre pulita la cucina e l’azienda in generale.
Spesso porto da casa yogurth, (fatto in casa), banana (le bananine vietnamite sono favolose), corn flackes (La Kellogs per fortuna e’ arrivata anche qui), e questi sono il mio pranzo, nei giorni in cui lo stomaco si rifiuta di mangiare altro.
La mia giornata dura sei ore, anche se sono sempre di piu’, e il ritorno e’ in taxi e non con il van aziendale. Torno a casa e mi accoglie un grande sorriso, due braccia aperte che chiedono di essere preso in braccio...e allora comincia il vero lavoro, ma molto molto piu’ piacevole e meno stressante.
2 comments:
yaya!! cavolo un'avventura nell'avventura...meno male che c'è il ritorno a casa!! bella la macchina per lo yogurt con il tempo che ci mette mi ricorda quella del pane ;-)) posso chiedere all'ingegnere se ne fa una per noi zulu che lo compriamo?
urca!!! e'un po' che ti avevo perso nel blog.. ed il ritorno è sfavillante!! ehehe.. esportiamo il marchio dell'isola delle 12.. L'isola Felice!!!
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