Micro Vita

Apertura ufficiale del libro di viaggio della mia vita

Sunday, March 14, 2010






DELTA MEKONG

Domenica in gita turistica nel Delta del Mekong. Davvero strepitoso, come potete vedere dalle foto che ho messo in Picasa.
Partenza alle ore 7.10 da casa, dopo avere consegnato Andrea alla Nanny ed averle dato tutte le istruzioni del caso. Era la prima volta che lasciavo Andrea per tutto il giorno, andando lontano. Potete immaginare come mi sentivo.
La prima tappa è stata il Palace Hotel, dove abbiamo caricato gli altri compagni di avventura. E poi via, con il pullman, verso il punto di inizio del tour. Il viaggio è stato di circa un’ora, e ci ha consentito di vedere un po’ il paesaggio al di fuori di Ho Chi Ming City.
Siamo passati vicino alla zona più povera di Ho Chi Minh City, dove pare esserci la mafia. Lasciata la città, ci siamo addentrati nella campagna. E subito ecco apparire ai nostri occhi le stranezze del luogo.
Prima di tutto, i rallentatori in autostrada. Roba incredibile per noi, abituati alla velocità, soprattutto dove si può osare un po’ di più.
La campagna non è del tutto dissimile dalla nostra, soprattutto nel Sud. Quello che colpisce maggiormente sono queste enormi distese di campi verdi, nei quali spuntano sovente delle piccole costruzioni colorate: sono delle lapidi. Abbiamo scoperto che in Vietnam è pratica comune seppellire i morti vicino a casa, visto che la legge lo consente. Quindi in questi campi ci sono spesso diverse lapidi, tutte molto colorate, bianche, azzurre, arancioni. Spesso sono dei veri e propri piccoli cimiteri, davvero uno spettacolo incredibile.
Eccoci arrivati a destinazione. Scendiamo dal pullman e facciamo il check del materiale necessario per la nostra gita: cappello, occhiali da sole, acqua, crema solare. Come potete vedere dalle foto, ciascuno si è sbizzarrito al meglio in quanto a cappello ed occhiali. Ma questo è il bello della vita no?
Siamo saliti sulla nostra barchetta, dove la nostra guida Tran, ci ha illustrato l’intero percorso della gita.
Prima di tutto dovete sapere che il Mekong è un fiume, importantissimo in Vietnam. Gli occidentali dicono che sia il più inquinato del mondo, per la presenza di piombo al suo interno, ma se senti i locali è in assoluto un fiume pulitissimo ricco di buonissimo pesce, soprattutto il Pangasio, che in vietnamita si chiama Basa.
Mekong è il nome occidentale di questo fiume, in realtà il nome locale è đồng bằng sông Cửu Long “Nine Dragon. Nove dragon perché il fiume si divide in nove parti, ed i cinesi hanno chiamato queste nove parti, nove dragoni.
La prima tappa era la sosta a Quoi An, dove abbiamo visitato il museo del cocco. Il museo del Cocco era tutto costruito con il cocco: il tetto fatto di foglie di Cocco (che dura circa tre anni), le porte fatte con il tronco (che durano 15 anni), giochi costruiti con il guscio del Cocco etc
Per allietare la visita, ci hanno servito del tea ed abbiamo assaggiato della frutta tipica, come potete vedere dalle foto: Pineapple and Water Melon hanno sapori a noi noti, ma altra frutta è a noi del tutto sconosciuta. La Water apple (quella rossa) ha un sapore come di melograno. La Star fruit (quella gialla) ha un sapore che non saprei paragonare a nulla, ma decisamente molto dolce. Davvero squisita.
Non potevano certo mancare le bancarelle, che vendevano oggetti fatti di cocco (ma sarà vero?). Ci siamo lasciati trasportare dall’ entusiasmo ed abbiamo acquistato: un piccolo flauto per il nostro grande cantante lirico, nonché una maschera che rappresenta un maialino (qualcuno ha notato somiglianze :o), che appenderemo nella cameretta di Andrea. Abbiamo così un ricordo di questa giornata, ma siamo appena all’inizio.
Stavo quasi per dimenticare di raccontarvi, che la frutta ed il tea sono stati accompagnati da un gruppo di musicisti locali, che ci hanno allietato con la loro musica. Niente male insomma. Ci voleva proprio questa sosta.

Le sorprese non sono finite. Il seguito dell’ avventura ci ha visti salire su un carro guidato da un cavallo, e siamo sfrecciati (per quello che un cavallo può sfrecciare) su una stradina di campagna, tutta ciotoli. E’ stato davvero magnifico e divertentissimo. La prima emozione che provi quando sali sul carro è l’ustione totale del tuo posteriore, perché i cuscini che mettono sul carro sono neri e sono stati sempre al sole. Ma una volta superato questo piccolo dolore, è tutta una gioia. Bellissimo vedere come anche in queste stradine minuscole e piene di ciotoli si possano trovare dei piccoli negozi che ti vendono di tutto. Bellissime anche le case che si incontrano sulla via, minuscole ma tutte colorate.
Il cavallo ci ha portato ad un'altra sosta, dove abbiamo assaggiato del favoloso tea con il miele ed abbiamo spizzicato delle noccioline e del cocco disidratato davvero buonissimo. Non potevamo non comprarne un sacchetto, da gustare nelle nostre serate casalinghe di fronte alla televisione.

Il viaggio è proseguito in una barchetta piccolissima, dove si stava in tre per barca, in un canale strettissimo. Devo dire che questa esperienza, insieme al cavallo, sono state davvero uniche per me. Le sensazioni provate sono molteplici. Prima fra tutte, la unicità delle cose che vedi e quasi la magia ad esse collegate. Ti sembra di essere in una realtà parallela, quasi in un sogno. Una cosa che abbiamo notato è che quasi tutte le barchette sono guidate da donne. Incredibile come si muovono veloci in questo piccolo canale, spostandosi e fermandosi per fare passare un’altra piccola imbarcazione. Davvero un viaggio unico.
La sosta successiva era in una fabbrica dove producono caramelle al cocco. Quando dico fabbrica non pensate ad una industria delle nostre. Ricordate sempre che siamo in un fiume. Qui fabbrica vuole dire che sali sulla terra ferma e in una baracca ci sono tutti gli strumenti per produrre le caramelle: dalla frantumatrice per ricavare la polvere del cocco, alla pressatrice per pressare la polvere ottenuta, al pentolone dove bollire il tutto per 10 minuti (e indovinate con che cosa si alimenta il fuoco? Naturalmente con gli involucri svuotati del cocco). La pasta bollita viene poi fatta raffreddare in appositi involucri, per formare delle lastre. Quando queste lastre sono fredde, un team di lavoro procede come segue: una donna taglia a listarelle questi blocchi e li passa agli altri componenti del team. Questi provvedono a tagliare le listarelle in tanti cubetti e ad incartarli uno ad uno in apposite cartine. E il gioco è fatto.
Le caramelle di cocco sono davvero gustose, ma altamente sconsigliate in caso di dentiera (si consiglia quindi questo tour a minori di anni 60 :o)

Tutti questi piccoli assaggi, hanno alimentato il nostro appetito, è quindi venuta ora di pranzo. Siamo saliti sulla nostra prima imbarcazione, che ha attraversato di nuovo il fiume per portarci sull’ isola dove abbiamo mangiato.
Difficile potervi descrivere l’insieme di sensazioni legate al pranzo, sensazioni scaturite dai nostri sensi: prima di tutto la vista del cibo, anche il tatto in questo caso, l’olfatto derivato dall’ annusare in qualche occasione e ultimo ma non certo ultimo, il gusto.
La prima visione che si è presentata ai nostri occhi è stata quella di due pesci un po’ spelacchiati e bruciacchiati, come potete vedere dalla foto. Quindi nulla di confortante. Quando sei in un paese straniero, non devi farti fermare dalla vista, ma devi comunque andare oltre. E sarai premiato, spesso e volentieri. Così è stato anche per noi. Una donna ha spolpato questi due pesci, e con pezzi di pesce, verdure e noodle, creava degli involtini, incartati in carta di riso. Tu prendi questo involtino e mangi tutto. A seguire ci sono stati portati dei “vietnamese spring roll”, anche questi incartati in carta di riso, e dei calamari impanati. Non potevano certo mancare riso e noodle, per non parlare della zappetta conclusiva, che loro mangiano come digestivo. Un pranzo davvero ricco e devo dire gustoso. Una cornice a dir poco incredibile, dal tavolo si poteva tranquillamente vedere il fiume, e lo scorrere delle sue imbarcazioni. Niente male direi.
Questo lauto pranzo ha anche concluso il nostro giro, che ci ha riportati in barca al punto di partenza, da cui siamo tornati ad Ho Chi Minh City.
Gite di questo genere regalano immagini e sensazioni uniche, oltre a tanta energia e voglia di scoprire sempre di più questo paese nuovo.
Arrivederci alla prossima puntata

4 comments:

GiovaFabio said...

Ciao Moni, bel racconto. E' la cosa più bella è il tuo entusiasmo per l'avventura.

Sul pangasio ed i pesci in generale ho trovato questo interessante commento che riguarda la lavorazione per farlo arrivare in europa:
http://www.terranews.it/news/2010/02/pescati-una-rete-di-frodi
Peraltro non è che l'adriatico se la passi bene (petrolio del lambro a parte), quindi...

un caro saluto a tutti e tre

PS Le foto in Picasa? io non vedo l'album...

ziggy said...

tu non vedi l'album perchè non hai i diritti. quanto paghi per averli? :o)

marco said...

Ciao Monichina.
Non ti chiedo come stai perchè il tuo racconto è più che esauriente.

Adesso hai capito cosa volevo dirti quando hai un figlio, vero??

Ciao

IL LANDO

Unknown said...

Ciao Monica, Walter mi ha dato l'indirizzo del tuo blog e stasera mi sono deciso a visitarlo rinunciando a guardare la partita della Juve (che sta facendo proprio schifo !).
Complimenti per lo spirito con cui vivi l'avventura vietnamita e per come la racconti.
Spero un giorno di rivederti ancora a Bologna o quando tornerai (magari con la tua allegra compagnia) a Venezia.

Un saluto a te ed alla tua famiglia.

Michele di Mestre